Santa Maria La Nova
con l'antico chiostro
ed un pò di mistero.



La chiesa di Santa Maria la Nova è una chiesa basilicale di Napoli e si trova nella via omonima. Nei pressi sorge la chiesa dell'Ecce Homo al Cerriglio. Il complesso monumentale di Santa Maria la Nova ospita anche il Museo d'arte religiosa contemporanea; inaugurato nel dicembre 2006, espone opere di numerosi artisti datate dal 1949 in poi. Nel primo XIII secolo i francescani a Napoli una chiesa dedicata all'Assunta e un convento sul mare, nella zona dove Carlo I d'Angiò avrebbe fondato Castel Nuovo. Infatti, il 10 maggio 1279 il re concesse ai francescani come risarcimento della loro struttura confiscata per la costruzione del castello il privilegio di erigere una propria insula al limite della città, dove sorgeva un torrione difensivo altomedievale chiamato torre mastra; la chiesa fu detta Santa Maria la Nova, nuova rispetto alla precedente chiesa che veniva chiamata Santa Maria ad Palatium.
Giovanni Pisano progettò la nuova chiesa in forme gotiche. Da quanto sappiamo non era più alta di 11,40 metri e aveva probabilmente tre navate. Tuttavia essa fu danneggiata dai terremoti del 1456, 1538 e del 1569 e dall'esplosione della polveriera di Castel Sant'Elmo, avvenuta il 13 dicembre 1587, che arrecò gravi lesioni alle coperture in legno dell'edificio. Dal 1596 al 1599 furono intrapresi lavori di rifacimento realizzati su disegno dell'ingegnere Giovanni Cola di Franco. Per la velocità con cui furono eseguiti i lavori è presumibile che all'interno dei setti murari siano stati inglobati parti di muri della precedente chiesa (si nota anche dallo spessore notevole della facciata, circa 1,80 metri); inoltre, nei lavori furono riutilizzati, oltre al tufo, elementi di varia consistenza, come piperno e tegole appartenenti all'edificio medioevale.
Negli anni successivi furono avviati ulteriori lavori, che però proseguirono a rilendo per tutto il primo quarto del XVII secolo; nel 1603 fu realizzato il soffitto ligneo, nel 1606 fu innalzata la facciata, nel 1620 fu costruito il coro e nel 1663 Cosimo Fanzago lavorò al rinnovo, in stile barocco, del transetto e del presbiterio, realizzando il maestoso altare maggiore. Ciò nonostante, le decorazioni in piperno dell'edificio subirono un rapido degrado a causa della mancanza di manutenzione; pertanto, la chiesa subì tra il 1858 e il 1859 un restauro ed un rifacimento parziale delle decorazioni ad opera dall'architetto Federico Travaglini. Inizialmente il Travaglini ipotizzò di riportare alla luce gli elementi della primitiva struttura e quelli della chiesa rinascimentale, ma fu costretto, sia per i fondi che per le radicate trasformazioni seicentesce, a ripristinare e rafforzare la decorazione barocca, arricchendola con ulteriori motivi; inoltre, rinnovò e rafforzò il soffitto cassettonato e realizzò gli altari laterali addossati ai pilastri della navate. La chiesa ha subìto, come le altre, la chiusura al culto nel 1866. Oggi il convento ospita parte degli uffici della Provincia.

Esterni

La facciata, in stile tardo-rinascimentale, fu realizzata entro il 1606. Essa è composta da un doppio registro, con quattro pilastri corinzi e compositi, e si raccorda sul prospetto laterale della cappella di San Giacomo della Marca; al centro si apre un portale in marmo e granito con edicola raffigurante la Vergine. Nell'angolo a sinistra c'è una piccola cappella con cupola appartenuta alla famiglia Fasano. Di notevole fattura è la scala d'accesso a doppia rampa in piperno e marmo.

Interni

L'interno è caratterizzato dal pronao del coro, eretto nel 1620; di grande rilevanza è il cassettonato realizzato tra 1598 e il 1603, dove sono collocate tele raffiguranti la Madonna realizzate dai principali pittori manieristi attivi a Napoli prima dell'avvento di Caravaggio, ovvero: Francesco Curia, Girolamo Imparato, Fabrizio Santafede, Giovanni Bernardino Azzolino, Belisario Corenzio, Luigi Rodriguez, Cesare Smet e Tommaso Maurizio. A causa dei restauri novecenteschi questi dipinti non corrispondono all'originale disposizione. Tra le finestre della navata vi sono opere pittoriche di Belisario Corenzio, e sulla controfacciata si trova un affresco del medesimo artista eseguito in collaborazione con Luigi Rodriguez; sugli archi delle cappelle sono presenti affreschi di Nicola Malinconico databili tra 1699 e il 1701.
A destra, sulla controfacciata, vi è una copia settecentesca di un quadro della fine del XVI secolo realizzato da Rinaldo Fiammingo (nome italianizzato di Aert Mytens) il cui originale è andato perduto. Nel transetto sono collocate opere di Nicola Malinconico e Belisario Corenzio. Nella cappella a destra dell'altare c'è un dipinto di Simone Papa ritoccato nel XIX secolo da Luigi Pastore; il coro del presbiterio venne eseguito da Corenzio, Papa e da De Lione, con cornici in stucco di Francesco Napolella del 1621. Nella cappella a sinistra dell'altare vi sono un paliotto in argento (in deposito) realizzato, insieme alla cona, su modelli di Lorenzo Vaccaro e Gaetano Vesivalle, da Domenico Marinelli e, alla morte di questi, da Matteo Treglia; alle pareti dipinti del Beinaschi e scultura di Tommaso Malvito.
L'altare maggiore venne realizzato intorno agli anni quaranta del XVII secolo su progetto di Cosimo Fanzago. Esso occupa tutta la larghezza del presbiterio attraverso le portelle e notevole è l'ancona dove è conservato un dipinto del XIII secolo; l'ancona prende spunto dal pallio (baldacchino usato per portare la statua titolare in processione) e tra origine dal retablo spagnolo. Alla realizzazione della macchina d'altare hanno lavorato Mario Cotti, uno scappellino carrarese e Giuseppe Pellizza con Andrea Lazzaro, entrambi collaboratori del Fanzago; le statue lignee sono di Agostino Borghetti. Cappelle Nella prima cappella a destra ci sono opere pittoriche di Battistello Caracciolo, sculture di Nicolò Carletti, Domenico Monterosso e della scuola di Girolamo d'Auria, ed un quadro d'altare di Teodoro d'Errico; nella seconda pitture di Benedetto Torre; nella terza un dipinto di Marco Pino e affreschi di Belisario Corenzio: l'altare, opera di Girolamo D'Auria, risulta manomesso; la quarta cappella ospita opere di Giovanni Battista Beinaschi; la quinta dipinti di Giuseppe Marullo e Santillo Sandini, mentre il paliotto d'altare è datato 1620 ed è attribuito a Francesco Balsimelli; la sesta è opera di Giuseppe Gallo (balaustra ed altare), con dipinti di Francesco Antonio Altobello e Onofrio de Lione; nella settima, ora parzialmente occlusa dall'organo, vi sono dipinti di Santillo Sandini.
Nelle cappelle di sinistra: nella prima cappella vi è una tela dello Scibelli; nella seconda si trova un affresco settecentesco di autore ignoto; nella terza vi è l'accesso alla più grande cappella del complesso religioso: il cappellone di San Giacomo della Marca, nella quale sono ospitate opere di gusto barocco e rinascimentale; nella quarta sono conservati il Monumento funebre del duca Caracciolo di San Teodoro del XIX secolo di Domenico Morante, una statua lignea di Michele Perrone e gli affreschi del Beinaschi; nella quinta cappella pitture di Giuseppe Castellano, Beinaschi e de Lione ;nella sesta un altare in marmo eseguito nel XVIII secolo da Pietro Nicolini, dipinti di Giuseppe Mastroleo e Andrea de Lione, mentre il pulpito è del XVII secolo e fu scolpito dal Balsimelli; nella settima, parzialmente occlusa dall'organo, vi sono putti dipinti da Luca Giordano alla presumibile età di otto anni.

Chiostri

Il chiostro maggiore, non visitabile, conserva resti di decorazioni ed è caratterizzato da una pianta quadrata con nove arcate per ciascun lato; una parte del chiostro è sede dell'Amministrazione provinciale. Il chiostrino della chiesa risale invece alla fine del XVI secolo, su disegno del Cola Di Franco. Esso è di forma rettangolare con puteale al centro. Le colonne ioniche che sorreggono l'ambulacro del chiostro poggiano sul muretto che percorre ininterrottamente il perimetro del chiostro stesso, interrompedosi solo in quattro punti dove sono presenti cancellate di ferro battuto. Sulla volta dell'ambulacro sono presenti affreschi del pittore Simone Papa che raccontano la vita di San Giacomo la Marca. Nel chiostro sono conservati anche monumenti funebri risalenti alla chiesa precedente.